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AIUTAMI A NON AVERE PAURA
Una mostra + Un libro-raccolta +Uno Spettacolo teatrale

per sensibilizzare sulla realtà dei bambini con un domani incerto, dar voce a loro e al mondo di adulti che è attorno a loro

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Sono ideatori del progetto:

Santina Bruno – fisioterapista della Neuropsichiatria dell’ASL TO2 – e Cristiana Voglino – attrice professionista.


Il progetto ha determinato la nascita del COMITATO SCIENTIFICO costituito da:
il responsabile dell’U.O.a. di Neuropsichiatria Infantile D.ssa Maria Baiona

la responsabile della Neurochirurgia dell’O.I.R.M. D.ssa Paola
Peretta

la D.ssa Giorgina Negro - maestra al Regina Margerita


la Dott.ssa Chiara Novelli - psicologa ed educatrice nel settore handicap

la Dott.ssa Consolata Galleani e il Dott. Carlo Mastrogiacomo, educatori professionali

Roberto e Roberta Balzarini - genitori

Sono sostenitori del progetto:

l’On. Maria Pia Valetto Vitelli

la Dott. Giovanna Corni.

Sono collaboratori del progetto pilota: Carola Cora, Luisella Tamietto, Gianluca Boggia (per anteScena)


Sono collaboratori del progetto artistico: Angelo Scarafiotti, Licio Esposito, Antonella Dell’Ara, Doriana Crema,
Valentina Volpatto, Federica Rosso e Luca Morino (Mau Mau)


GLI APPUNTAMENTI

si realizzeranno tra il 2 ottbre e il 27 novembre attraverso:

tavole rotonde

convegni

incontri

mostre itineranti

conferenze stampa


Spettacolo con: Cristiana Voglino e Antonella Dell'Ara

animazioni di: Licio Esposito

musiche di: Luca Morino

coreografie di: Doriana Crema

pupazzi di: Federica Rosso

regia di : Angelo Scarafiotti


Libro - raccolta a cura di Cristiana Voglino


Mostra di disegni dei bambini a cura di Licio Esposito e Federica Rosso


IL PROGETTO in sintesi

Un giorno un bambino affetto da diplegia spastica, affaticato dalla quotidianità e preoccupato di dover affrontare un domani incerto disse: «Aiutami a non avere paura». La paura coinvolge l’ignoto - ciò che non si conosce – con valenze diverse a seconda se si è bambini, genitori o operatori.

Da qui è nata l’esigenza di scrivere, di raccogliere testimonianze come la sua per affrontare insieme la paura di chi è bambino, di chi è genitore, di chi è operatore. E’ nostra intenzione  raccogliere questo materiale in uno spettacolo teatrale rivolto a tutti gli adulti – genitori o meno – perché imparino a “sentire”, ad “ascoltare” una voce diversa. Il progetto avrà il sostegno della Regione Piemonte e verrà realizzato con il patrocinio dell’ASL TO 2, dell’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino e del Segretariato RAI di Torino.

Nostro desiderio è far conoscere la realtà dei bimbi che non hanno la prospettiva che comunemente i loro coetanei hanno. Crediamo che condividere momenti di paura, non solo serve a conoscere ciò che non è noto, ma a scambiarsi “strategie di sopravvivenza”.

Grazie

Cristiana Voglino e Santina Bruno

 

Cristiana Voglino è un’attrice professionista, ma è anche una mamma che ha toccato con mano questa realtà. In lei, gli operatori sanitari hanno visto uno strumento per parlare di umanizzazione. (www.cristianavoglino.it)

Santina Bruno è una fisioterapista del servizio di base dell’ASL 3 di Torino che si occupa di riabilitazione dei bambini. Appassionata di teatro, ha colto dai bambini e dai loro genitori l’esigenza di far sapere agli altri…



IL PROGETTO versione dettagliata

Questo progetto si articola in tre iniziative correlate: uno spettacolo teatrale, una mostra di disegni di bambini e un libro che raccoglie tutto il cospicuo materiale di genitori, operatori sanitari e bambini.
Nasce da un triplice desiderio:
• dare un senso individuale al dolore che accomuna l’esperienza di chi ha un figlio malato, per riflettere sul valore della condivisione e per stimolare un processo di relazione, sottolineando l’importanza di non sentirsi soli nel proprio dramma. Non si tratta di esibire la propria sofferenza, perché esprimersi significa fare atto di trasmissione del proprio vissuto.
• dare un senso collettivo al dolore perché abbiamo collettivamente bisogno di imparare a diventare sensibili alla relazione umana. La prima principale risposta alla sofferenza, non deve essere la cura medica, ma l’attenzione rispettosa al dramma dell’altro. La cura della relazione dovrebbe spettare a tutti
gli esseri umani che sono a contatto con il bambino malato. E questa cura passa, in prima istanza, attraverso l’esigenza di accogliere le emozioni di chi soffre.
• attivare un processo di umanizzazione, aprendo a forme di dialogo e di collaborazione; mettere in relazione i nodi della rete di rapporti professionali che si creano attorno al bambino per dar vita ad una relazione d’aiuto, un genere di aiuto che non porta alla risoluzione, ma conduce alla capacità di
comprendere e di imparare a convivere con il problema.

Il senso di questa triplice iniziativa sta, quindi, nel condividere l’attenzione: sviluppare occasioni di maggiore complicità tra genitori, tra genitori e operatori sanitari, tra genitori, operatori e volontari nella consapevolezza che per tutti il bambino è al centro del processo. Perché il grande insegnamento sta in un piccolo mondo in cui esistono i migliori esperti per questo percorso di umanizzazione: i bambini.


LA DEDICA DI UN AMICO CHE CONTA